La sofferenza animale si tramuta in commercio

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Comunicato stampa. 17 marzo 2013 Cernusco sul Naviglio (MI).

All'annuale Fiera di San Giuseppe, organizzata dal Comune di Cernusco sul Naviglio, quest'anno il Comune stesso, che tanto si professa un Comune all'avanguardia verso la tematica animalista, si è fatto autogol da solo.

 

Sì perché il Comune ha dato il permesso ad una nota azienda agricola di poter esporre e commerciare, tra le tante bancarelle presenti, anche la vita animale nel suo stato più misero. Decine di animali da cortile, tra cui galline, oche, conigli, quaglie, pulcini e anatre, ammassati in gabbie dalle dimensioni così ridotte da non consentire loro nemmeno di potersi muovere, senza un abbeveratoio dove poter bere, esposti alle intemperie del tempo inclemente ed alla spettacolarizzazione nei confronti di una folla indifferente al loro terrore e allo stato non-naturale dell'essere trattati come merce da esposizione e vendita.

 

Tutto questo è accaduto oggi, nonostante gli appelli - ignorati - di molte persone nei confronti delle autorità di vigilanza comunali presenti dei Carabinieri e delle Guardie Zoofile, per poter evitare alle povere creature una sofferenza tanto misera e un maltrattamento evidente, al solo scopo di lucro.

 

Altri comuni in Lombardia e in tutta Italia hanno già da tempo inserito nelle loro Ordinanze o Regolamenti comunali per il benessere animale il DIVIETO di commercializzare alle sagre e fiere paesane animali vivi, così come il divieto di utilizzarli come premi, vincite, omaggi.

 

Ci si chiede come mai il Comune di Cernusco sul Naviglio abbia dato il permesso di poter commerciare animali vivi a questa fiera e anche a tali condizioni.

 

Giudichiamo questo fatto un’azione grave compiuta contro gli animali, una pubblica dimostrazione di indifferenza verso quelli che non sono comunemente denominati animali d'affezione ma cui occorre garantire sempre e comunque una dignità e una tutela, e riteniamo inoltre questa anche una grande mancanza di buon senso.

Menzione a parte andrebbe anche fatta sul tipo di messaggio "educazionale" che i numerosi genitori dei tanti bimbi presenti a tale bancarella cercavano di far passare ai loro figli, incentivando la spettacolarizzazione che altro non era che sofferenza animale e indifferenza verso l'alterità.

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